
La morte di una giovane ballerina ha un effetto a catena su chi le è vicino nel cortometraggio del regista Lorenzo Tiberia, Tutù.
Un piccolo paese del Sud Italia è in lutto per una giovane ragazza, Sara (Francesca Morena Mileti), che ballava nella scuola di danza cittadina ed è scomparsa improvvisamente senza preavviso. In memoria della scuola, la madre di Sara ha donato il suo tutù preferito perché fosse esposto in una teca di vetro.
Ester (Sofia D’Elia) era la migliore amica di Sara e, da quando è morta, sognava di ballare un giorno con il suo splendido tutù. Ma per riuscirci, si rende conto di dover perdere peso per entrare nell’abito, il che significa saltare i pasti, accumulare chili e allenarsi intensamente. Tutte cose che Sara faceva prima di morire. Ma, sapendo che i suoi amici e la sua famiglia non avrebbero approvato, Ester tiene segreto il suo sogno.
“…deve perdere peso per entrare nell’abito, il che significa saltare i pasti, accumulare chili e allenarsi intensamente.”
In Tutù, gli sceneggiatori Alberto Fumagalli e Giovanni Mauriello mettono in luce il problema dell’anoressia e di altri disturbi alimentari simili. La storia di Ester dimostra che molti condividono questo problema, eppure ogni vittima lotta da sola. Sara, ad esempio, ha subito il peso fisico dell’anoressia, per poi trasmetterlo alla sua cara amica.
C’è così tanto che Tiberia apporta al suo cortometraggio. Innanzitutto, Tiberia conferisce un aspetto professionale e cinematografico al suo racconto di quindici minuti. Poi incorpora i temi della bellezza, della perfezione e dell’ossessione nella sceneggiatura e li focalizza attraverso l’inquietante interpretazione di Sofia D’Elia. Sofia ci accompagna in modo credibile lungo quel lento cammino di autodistruzione.
Tutù è un racconto ammonitore per ogni giovane e adolescente che abbia anche solo un momento di dubbio sulla propria imperfezione. Suggerimento: nessuno è perfetto e la ricerca della perfezione è mortale.
ALAN NG
FONTE: https://filmthreat.com/